Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

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《Ma tutto passa. Tu lo sapevi meglio di me: il mare non si ferma mai. È sempre in movimento, come la vita. E bisogna essere continuamente pronti a reagire. Sempre all’erta. Sempre in movimento. Lo disse Olivia citando non so chi lo stesso giorno in cui raccontai a quel gruppo di donne che conoscevo a stento la sfida che mi aspettava. Il pessimista si lamenta del vento. L’ottimista aspetta che cambi. Il realista aggiusta le vele. E questo è ciò che farò io. Aggiustare le vele. È la differenza tra continuare a vivere e annegare.》

A Madrid, nel Barrio de las Letras, il luogo dove vissero, così si dice, Cervantes e Lope De Vega, vi è un piccolo negozio di fiori: il Giardino dell’Angelo. Negozio in cui si reca in cerca di lavoro Marina, quarantenne e vedova da pochi mesi. La proprietaria, Olivia, è una donna sulla sessantina dal fascino puro, ma carico di mistero. Marina, annaspando, cerca di stare a galla in questo mare per lei ignoto: dopo molti anni vissuti da perfetta “copilota” si ritrova senza una guida a dover scegliere da sola. Òscar, più grande di lei, l’ha lasciata improvvisamente, colui che ha sempre rappresentato un porto sicuro, quasi una figura paterna a cui affidarsi ciecamente. Il cambiamento, però, bussa prepotentemente alla sua porta.
Olivia è convinta, tra l’altro, che si debba partire anche dall’abbigliamento: per questo si rivolge a Gala (Galatea), ex modella curvy, ora proprietaria di una boutique e dispensatrice floreale. Una bellezza giunonica, un’eleganza innata, una femme fatale come poche, Gala ama la seduzione, gli uomini e le avventure senza un futuro.
Un’altra frequentatrice assidua del negozio è Aurora, la Bella Sofferente dagli occhi grandi e dolci come quelli di Betty Boop. Mattina tassista e pomeriggio pittrice, il suo soggetto preferito sono, per l’appunto, i fiori. Affetta dalla sindrome della Crocerossina, ma soprattutto dal timore che gli uomini possano usarla solo per la sua bellezza senza mai poterla davvero amare.
Da qualche tempo, anche un pezzo grosso della diplomazia, Casandra, si reca al Giardino per far spedire un mazzo di fiori sempre allo stesso indirizzo: quello del suo ufficio! Infine, Victoria, informatica instancabile, mamma e moglie sempre presente, si servirà del linguaggio segreto dei fiori per comunicare i suoi sentimenti a Francisco, archeologo appassionato anch’egli intrappolato in una situazione difficile con una moglie che non ama più.

Cinque donne, apparentemente diverse con storie e personalità lontane, ma accomunate da paure, insicurezze, educazioni maschiliste e stantie. Donne con una gran voglia di farsi valere, di dire la loro e combattere gli stereotipi tradizionali femminili. Di affrontare le innumerevoli sfide della vita, ma anche di poter godere dei piaceri che offre.

Il romanzo della Montfort è arrivato al momento giusto: anch’io come le protagoniste di questo racconto, mi sento invischiata in una situazione melmosa, dalla quale faccio fatica a trarmi in salvo. La felicità, però, è una scelta non un risultato matematico ottenuto addizionando due o più elementi. Da ogni situazione bisogna imparare a trarre un insegnamento, accettando l’inevitabile e tormentata metamorfosi che ci trasformerà in splendide farfalle, finalmente, pronte per volare.

Federica Vurro

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Per incontrarsi nel tempo di Mirko Morello G. C.

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《12.
Torna tutto / – senza lenirsi / E sono raffiche di vita infinita / sulla vela issata per esigerti: / vitalità; / guizzo amaranto nei diurni.》

Il poeta Mirko Morello G. C. mi ha gentilmente spedito (come dono natalizio) il suo ultimo libro di poesie: Per incontrarsi nel tempo – Poesie 2006-2018.
I primi dodici gruppi poetici, tratti dalle due precedenti raccolte (Come pietra emersa e Per incontrarsi nel tempo) in questo libro si combinano all’ultimo nucleo poetico: “E il mio amore migrò di labbra e di illusioni”. Quest’ultimo è costituito da venti componimenti datati 2017-2018. Tema predominante è l’amore. Un amore che appare profondamente dolce e sensuale, tenacemente pronto per spiccare il volo. Si rivelerà, però, illusorio, effimero, fugace. Nonostante abbia deciso di migrare altrove, il suo ardente ricordo rimarrà negli occhi e nella mente dell’autore, innamorato della vita e della poesia. Attraverso la Poesia, infatti, Mirko si auspica di stabilire un solidale rapporto con i legge i suoi componimenti, caparbia traccia del suo essere in questo mondo che diffida di amabili versi.

Vi riporto le recensioni relative, rispettivamente, a Come pietra emersa – Poesie 2006-2015 e Per incontrarsi nel tempo – Poesie 2015-2017.

Il luogo adatto per leggere questa piccola antologia poetica sarebbe stato la riva del mare o un rigoglioso bosco verdeggiante… ho dovuto accontentarmi, però, delle verdi pareti della mia camera.
Il volume è costituito da nove raccolte di poesie scritte nell’arco temporale di nove anni (2006-2015). I componimenti, di diversa lunghezza, sono piccoli tesori spazio-temporali… mi spiego: il lessico forbito, i frequenti ricorsi a parole straniere (latine, greche, spagnole, arabe, etc) e i suggestivi ritratti, mi rimandano ad epoche ormai passate e luoghi lontani; a quando ci si poteva ritagliare il tempo per riflettere e per contemplare i frutti stupendi della natura ed i suoi bellissimi anfratti; i suoi doni e le sue voluttà. Tutto è bellezza ed amore, tenerezza e passione. Una passione velata, ma caparbia e primitiva.
Il poeta non dimentica di omaggiare i posti e le persone a lui care con parole colme di gratitudine e devozione.
La lettura di questi componimenti offre una dolce esperienza onirica dalla quale è difficile risvegliarsi.

Questa seconda antologia, relativa al triennio 2015-2017, è costituita da tre brevi raccolte di poesie. Anche se lo stile lessicale del poeta non mi sembra mutato, i suoi sentimenti mi appaiono maturati. Tra le emozioni impresse per sempre tra le pagine di questo libro, prevalgono sentimenti quali l’amore e la passione: un amore più adulto e saldo; una passione più vorace e appagata. Per dipingere con colori vividi tali sensazioni, il poeta prende in prestito, ancora una volta, le tinte naturali dei fiori, dei frutti, del mare e dei fiumi, della vite e del mandorlo, etc.
Leggere queste poesie vuol dire perdersi, viaggiando, tra i ricordi gitani e le immagini amorose dell’autore che aspira a creare un legame con il lettore. Lettore che, attraverso le sue parole, si ritrova a sognare ad occhi aperti qualcuno che scriva per lui, un giorno chissà, un componimento che possa avvicinarsi, anche solo di poco, a quelli contenuti in questa suadente antologia poetica.

Federica Vurro

La casa dei sette ponti di Mauro Corona

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《Gli autunni portano sempre malinconia, ma in quella valle la malinconia è più forte. Rallenta, attecchisce, s’impiglia nei rami, s’attorciglia ai fusti degli alberi, rimane sospesa per poi calare improvvisa come lo Spirito Santo su coloro che passano di sotto. Gli uomini ne percepiscono la presenza. E allora riflettono, pensano alle loro vite, tirano le somme. Il facoltoso industriale della seta fu preso dalla “malinchetudine”, struggente sensazione di malinconia e solitudine.》

Nella provincia pratese, l’industriale della seta è l’unico uomo d’affari a tener testa alla crescente forza cinese. Costui, da tempo, percorre un’impervia e cupa strada per poter raggiungere i suoi amici d’infanzia nel suo paese natio. Una piccola e dimenticata casetta in pietra con teli colorati al posto dei tetti ha da sempre attirato la sua attenzione, soprattutto per i suoi comignoli fumanti: un ovvio segno di vita. Un giorno, finalmente, spinto da un’irrefrenabile curiosità, si decide a scendere dalla sua auto e ad avanzare all’interno della buia e umile casupola. Presto gli si avvicinano due ometti, esili e umili, con un’espressione dolce sul viso. L’industriale vorrebbe proseguire, ma la coppia lo blocca: per poter visitare il resto della casa, dovrà attraversare a piedi tutti e sette i ponti che circondano la zona. Uscendo dalla casetta, è stranito e pensa che i due vecchietti siano proprio ammattiti. Una forza misteriosa ed irresistibile, però, lo porterà ad intraprendere questa suggestiva avventura. Esplorando i sette ponti (metafora di legami profondi), assisterà ad un susseguirsi di episodi inizialmente inspiegabili e sconosciuti, poi sempre più comprensibili e toccanti.

Il libro scritto dal signor Corona è a tutti gli effetti una favola: è breve; presenta elementi poetici e magici; all’apparenza di semplice comprensione è, in realtà, messaggero di un insegnamento importante. Il racconto ha uno fine ben preciso: capire ciò che davvero conta nell’esistenza umana. Spesso la società odierna, ci costringe a fare delle scelte non sempre giuste, ma necessarie; talvolta siamo noi stessi a maturare idee ed aspettative irreali ed errate. Il tempo è maestro di vita, certo, ma quanto bene ci farebbe cogliere, prima di quanto sia stato stabilito, la vera essenza di questa nostra vita?

Federica Vurro

Conoscere una donna di Amos Oz

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Guarda. Le cose stanno così. È molto semplice. Ho perso il vizio di fare pazzie. Ti ricordi, Neta, cosa ti diceva Vitkin quando veniva da noi di sera a suonare la chitarra? Diceva: sono venuto a cercare dei segni di vita. Anch’io sono arrivato a questo punto. È quello che sto cercando adesso. Ma non c’è niente che bruci. Domani è un altro giorno. Mi va di starmene in casa senza fare nulla ancora per qualche mese. O qualche anno. O per sempre. Finché non riuscirò ad afferrare come vanno le cose. O cos’è che esiste davvero. O finché non mi convincerò personalmente, per esperienza diretta, che non c’è niente da capire. Aspettiamo. Si vedrà.》

Seconda metà degli anni Ottanta, Israele. Yoel Ravid (o Raviv) è un agente dei servizi segreti nazionali che decide di lasciare la sua casa a Gerusalemme a causa della morte accidentale di sua moglie Ivria: un piovoso giorno di febbraio, infatti, mentre lui si trovava ad Helsinki per lavoro, un cavo vagante della corrente elettrica ha causato la sua morte e quella del loro vicino di casa Vitkin, un musicista. A condividere con lui il nuovo appartamento in affitto a Tel-Aviv, ci sono sua figlia adolescente Neta, sua madre Lisa e sua suocera Avigail. I mesi successivi alla scomparsa di Ivria sono densi di richiami al passato. Il rapporto con sua moglie non era perfetto, nonostante il sincero affetto che li legava. Molti sono i dubbi e le riflessioni che si pone: come fosse fatta davvero la sua consorte; la vera natura del suo rapporto con Vitkin; le sue idee sull’educazione e sulla salute di Neta, affetta clinicamente da epilessia. Neta, riservata e poco femminile, dall’altra parte, rimane sempre persa nei suoi pensieri e nel suo mondo. Anche Lisa e Avigail sono figure femminili da capire e scoprire. Il suo nuovo stato lo porta a prendere una drastica decisione: lasciare il lavoro per avere più tempo per sé e per sua figlia. Nonostante i suoi sforzi per ritornare alla normalità e per essere un buon padre, sembra che ogni decisione che prenda sia fonte di errori.

Il romanzo è tutto pervaso da un senso di mistero ed inquietudine, di solitudine spirituale e di cambiamento. Nonostante lo stile indiscutibile dell’autore e alcuni periodi interessanti (come la descrizione fisica e caratteriale sia di Ivria che di Neta), il romanzo non mi ha davvero coinvolto, o meglio nessun rapporto empatico si è creato con Yoel e la sua famiglia. Peccato.

Federica Vurro

Per ogni cosa c’è il suo tempo sotto il cielo di Manrico A. G. Mansueti

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《A volte ti accompagna silenziosa per lungo tempo e tu non te ne accorgi, incalzato dalle ansie e dalle sollecitazioni quotidiane, quasi la dimentichi, ma per la verità si manifesta continuamente nei tuoi comportamenti. Spesso ci pensi con tanti dubbi, che non sai risolvere, e tu ti stanchi e svii il pensiero su altre necessità più contingenti, quasi come segno di resa, e poi al momento buono ti dà una mano, ti aiuta a risolvere momenti difficili, basta a volte una sémplice preghiera che ti dà coraggio ad andare avanti. Ogni tuo atto è retto da questa paziente attesa che un giorno tutto ti sarà chiaro, e questa è la fede, che ti fa sempre sperare.》

Altiero Devoti, archeologo ultrasessantenne, da mesi ormai soffre di un malessere sottovalutato dai medici. Per questo, quando si rendono conto della gravità della situazione, è costretto a ricoverarsi ed operarsi d’urgenza per poter esportare il male che lo ha colpito. I giorni di degenza post-operatoria passano lentamente tra ore di sonno intenso, premurose visite della seconda moglie Aspasia e dei parenti a lui più cari, momenti di riflessione e rimembranza. Dopo un’intera vita dedita al lavoro e alla famiglia, durante questi giorni di quiete forzata, Alterio si ritrova a riflettere sulla sua esistenza e sulle questioni che ogni uomo almeno una volta nella vita ha affrontato: l’amore e l’anima gemella; l’importanza del passato e della Storia; la religione, la Fede e la speranza. Nella stanza d’ospedale che condivide solo fisicamente con altri sofferenti, come e più di lui, incuranti di chi sta loro intorno, ripercorre mentalmente le vicende della sua vita sin dai primi indelebili episodi risalenti alla seconda guerra mondiale, descrivendo i momenti salienti della sorte capitata alla sua famiglia, simile a quella di molte altre in quegli anni d’orrori. Come tutte le cose, anche quel tragico conflitto arriva alla sua fine e chi resta si ritrova a ricostruire una nuova identità sulle macerie di un paese distrutto. Altiero cresce con valori quali l’onestà, la generosità e l’altruismo e un profondo amore per la Storia e il mondo classico. Dopo una breve parentesi durante la quale si occupa di giornalismo, Altiero inizia la sua carriera nel mondo dell’archeologia, un lavoro che non gli permette di mettere radici e creare una famiglia sua. Fino a quando, in Libia durante una spedizione, conosce Jamila, una sua collega con una rara storia alle spalle e della quale si innamora profondamente (la sua anima gemella). Sarà costei a regalargli una famiglia ed anni felici. Una felicità che purtroppo dura poco, la vita è così: decide lei quando e quanto dare/togliere.

Il romanzo del signor Manrico Mansueti è un inno (come fa intendere egli stesso in una postilla) alla speranza. La speranza è un sentimento potente e salvifico che si fa più tenace se si poggia su di una salda Fede. La speranza è per i forti, per coloro che credono in una seconda opportunità, per chi non si arrende alle disavventure della vita.
I sentimenti positivi di Altiero che, come un ossimoro, pervadono questo romanzo colmo di drammaticità mi hanno inevitabilmente fatto affezionare a quest’uomo per molti aspetti simile a me. I numerosissimi riferimenti storici e il lessico forbito e a tratti poetico del signor Mansueti rendono il suo libro davvero interessante e coinvolgente.

Federica Vurro

Musica di Yukio Mishima

IMG_20181025_084833_027《Secondo Reiko, quell’infelicità fisica, agli occhi di chi aveva sensibilità, era chiaramente visibile come una perla sul fondo di un calice di cristallo. “Nel tuo corpo c’è una perla nera, nel mio corpo c’è una perla bianca”, canterellò Reiko.》

Il dottor Shiomi Kazunori è uno dei primi specialisti a svolgere la professione di psicoanalista a Tokyo. Dopo cinque anni di attività, si presenta nel suo ufficio, sito nel lussureggiante quartiere Hibiya, un’avvenente e giovane segretaria, Yumikawa Reiko. Ella dichiara, e il tic ad un occhio ne è una prova, di essere affetta da isteria. Un’isteria invadente che non le consente di udire la musica; così inizialmente afferma durante la prima seduta conoscitiva. In realtà, la bella Reiko utilizza la raffinata metafora della musica per riferirsi all’apice del piacere sessuale, l’orgasmo. Il suo amore per l’affascinante collega Egami Ryūichi, infatti, non riesce a manifestarsi durante l’intimità. A causa di questa incontrollabile mancanza, ella teme che lui, prima o poi, possa stancarsi di lei ed abbandonarla. Per il dottor Shiomi questo caso appare sin da subito estremamente interessante e con il passare delle settimane riuscire a curare Reiko diventa quasi una necessità. La paziente, però, sembra quasi non voler collaborare: inventa storie fantasiose sul suo intricato passato e sul suo inquieto presente. Pian piano emergeranno la figura del caro fratello maggiore; di un odiato cugino (promesso sposo) rimasto in paese ad aspettarla; di Hanai, anch’egli incapace di ascoltare la musica.
Un’accurata analisi permetterà al suo psicanalista di conoscere i segreti traumi di Reiko e di porre fine alla terapia.

Musica è il primo libro del signor Mishima che ho avuto il piacere di leggere: l’importante autore giapponese è stato davvero una bella scoperta. Sin dalle prime pagine, le vicende del medico della psiche e di questa sua particolare paziente mi hanno catturato e invogliato a saperne di più, ad andare in fondo nei meandri dell’intrigante personalità di Reiko e delle persone che ad ella sono collegate.

Federica Vurro

Verso un forse di Stefano Di Ubaldo

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Ottica di un sogno

Sfido chiunque / a guardare da una finestra / senza cercare l’orizzonte, / senza fissare il limite/ tra occhio aperto / e occhio chiuso / nell’ottica di un sogno.》

In questa piccola raccolta di poesie, il giovane autore, Stefano Di Ubaldo, racchiude pensieri variegati. Ogni suo componimento esprime in rima concezioni astratte e concrete. Riflessioni sul passato, presente e futuro; sulla vita;  sul modo di fare delle persone. A riguardo, degni di nota sono i tre testi, Posti a sedere prima parte/seconda parte/terza parte, nei quali il poeta fa un elenco delle varie tipologie di posti disponibili, nei vagoni di un treno, per ogni tipologia di persona esistenti… mostrando una profonda conoscenza delle sfaccettature della personalità umana. Di lunghezza diversa, alcune poesie sono più ermetiche, ovvero meno accessibili ad una prima lettura, poiché sono delle vere e proprie considerazioni intime e quindi non soggette a regole di sorta. Ho quasi l’impressione che esso sia un taccuino sul quale l’autore poeticamente ha annotato la visione che ha delle cose, per poi condividerla con tutti noi.

Federica Vurro